Nobraino – Disco D’Oro

12,00

Produzione: MArteLabel, 2012
Distribuzione: Goodfellas/Believe Digital

10 disponibili

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Descrizione

S’intitola “Disco d’Oro” il quarto album dei Nobraino, registrato nell’autunno del 2011 da Manuele Fusaroli, producer tra i più promettenti nella scena indie italiana.
I Nobraino hanno deciso di seguire la tradizione di storici album monocromatici (White Album dei Beatles, o il Brown Album dei Primus), e dovendo quindi scegliere un colore hanno puntato sull’oro, metafora del bene rifugio ma anche parodia del noto premio discografico.

“L’inizio del disco è “tirato”, se la parola “tirato” può avere senso nella musica dei cinque romagnoli; “Tradimentunz” è una storia che già il titolo spiega, mentre “Record del mondo”, pezzo presente già in “The Best Of” e qui riproposto sotto un nuovo arrangiamento con chitarre dai riverberi ’50s acquisisce un incedere incalzante ed estremamente catchy, quasi a mettere in chiaro dall’inizio che i Nobraino sono anche quelli di “Cani e porci”, quelli che raccontano con una vena malinconico-decadente storie di feste, ma fondamentalmente si divertono.

E lo dimostrano in “Bademeister”, completamente stravolta dalla versione energica ascoltata un anno fa ma ugualmente attraente, anche se dubito che dal vivo Kruger piegher? nuovamente aste dei microfoni per simulare dei remi. Le sonorit? tipicamente nobrainesche tornano in tutta la loro prepotenza ne ?Il mio vicino?, storia di liti condominiali, microvendette e controtempi.

Dimentichiamo “Il mangiabandiere”, per carità e arriviamo direttamente a “Cesso di vivere”, pezzo liricamente meraviglioso, con un gioco di parole già nel titolo: un uomo che scivola in bagno e muore. Potrebbe sembrare una storia banale, ed in realtà lo è, sappiamo che gli incidenti domestici mietono vittime su vittime, però sentirsi protagonisti di un racconto del genere ? un?altra cosa. Uno si aspetta la canzone triste e malinconica, invece non è altro che un lucido spaccato di una triste realtà. E poi ? anche questa la forza dei Nobraino, riuscire ad arrotolare delle storie tutto sommato comuni, su dei giri armonici estremamente liberi e diversi.

“Film muto” è il primo singolo del disco, il primo brano presentato, e quindi non ha bisogno di altri giri di parole, anzi non ha bisogno di alcuna parola, va soltanto ascoltata ed apprezzata tanto. A sorpresa, il pezzo che chiude l’album, “Bunker”, è una digressione inattesa, un racconto srotolato su un giro ipnotico di basso che si apre nel ritornello e pu? riportare addirittura ad alcune atmosfere a la Teatro degli Orrori senza paura nè timori.” (Fonte: Shiver – M. Mucedola)

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